L'Italia degli zingari felici

Aspettando Lolli
I rimpianti sono quelle macchioline che uno si porta dietro per un certo periodo più o meno lungo e che ci lasciano nel tempo dei sottili malumori.
Uno di quelli che ancora oggi mi trascino dietro con più  rammarico risale a circa 10 anni fa. L'anno preciso non me lo ricordo. Ero uscito dall'ufficio abbastanza tardi, saranno state le 23:00. L'ufficio era ancora in Via del Capitano e nella contigua piazza del duomo era montato un palco, dove si esibiva "qualcuno". Ci saranno state una trentina di persone, non di più, ad ascoltarlo. Ero troppo lontano per discernere le note, gli accordi e le parole provenienti da là. Stanco e assonnato, prendo una via parallela e mi dirigo verso casa.




Il giorno dopo un collega mi rivela che su quel palchetto, davanti a quella manciata di persone, si stava esibendo Claudio Lolli.
Lolli, classe '50, emiliano di nascita, è un cantautore impegnato e poliedrico che ha volto il suo sguardo critico verso la politca (Quello lì- compagno Gramsci), verso i sentimenti personali (è stato uno dei primi ad esporsi contro la costante corrente omofobica con Michel), verso l'anticlericalismo (Quelli come noi), verso il sociale (Morire di leva, Ho visto anche degli zingari felici), e tanti tantissimi altri temi.
Dopo il successo degli anni '70, si prende un periodo di pausa. Nel frattempo si è laureato ed insegna in un liceo. Scrive alcuni pezzi sul cinema: Keaton e Ballando con una sconosciuta, co-firmati con il gigante di Pavana e apparsi in Signora Bovary. Negli anni '90 reincide alcuni dei suo vecchi brani e aggiunge degli inediti. Del 1998 è Viaggio in Italia, che lo riporta all'attenzione della critica.
Nei primi anni del nuovo millennio, il sodalizio con il gruppo di musicisti calabresi formatosi a Bologna del Parto delle nuvole pesanti, lo porta in un bellissimo tour dove viene riproposto il suo album capolavoro Ho visto anche degli zingari felici, a quasi 30 anni di distanza.
Il brano che vi propongo oggi è L'amore ai tempi del fascimo, preso da Viaggio in Italia, è un excursus storico sentimentale in un Italia di tanti anni fa, dove si ritrovano persone, ambienti, storie di un paese ancora in bianco e nero che non lasciano indifferenti l'ascoltatore.
Spero di avere prima o poi la possibilità di togliermi questo sassolino nella scarpa e magari di poter essere uno delle trenta persone presenti al prossimo concerto.

L'amore ai tempi del fascismo (Ascolta il brano su Youtube)

Guardare bene dove mettere i piedi
Per non calpestare le righe,
Contare sempre da uno a dieci
Prima di far saltare le dighe
Guardare in alto, a destra, a sinistra,
Come se fosse importante
Aspettare fumando per più di due ore,
Maledicendo una donna intrigante
E due bonghisti neri
E due carabinieri
Che li guardano come
Se fossero stranieri...
Non è rabbia per niente
E neanche cinismo
E' il ritmo di Bologna
E' l'amore ai tempi del fascismo.

Farsi scoppiare il tempo tra le mani
Per paura di non riuscire a fare niente
Per ritrovarsi in una specie di domani
Pieno di persone che sembrano "gente",
Mettere in fila dei pensieri colorati
E tenerli insieme con parole di cristallo,
E il mio cappotto
Che ha gli angoli slabbrati
E il tuo tramonto che diventa troppo giallo
E due lavavetri polacchi
Che lavano nel niente,
Nei tuoi figli, nelle tue mogli,
Nel tuo respiro indifferente...
Non è rabbia davvero
E nemmeno arrivismo
E' il freddo di Milano
Questo è l'amore ai tempi del fascismo.

Vedere poi tutti i paesi illuminati
Più dall'orgoglio che dalla luce,
Le case bianche figlie delle colline,
di una piacevole assenza di voce,
In cui andiamo a ricoverarci
Come malati terminali
Quei letti bianchi, i pochi ospedali
In cui è possibile almeno star male
E i due bonghisti neri,
Venti carabinieri
Che battono il piede assorti
Nei loro pensieri...
Non è rabbia per niente
E non è più leninismo
E' il cielo di Roma
Questo è l'amore ai tempi del fascismo.

Accarezzare la poesia con le tue dita
Per inghiottire
Lunghi giorni di silenzio,
Riccioli biondi incatenati ad una vita,
Piombo d'argento
In fondo a lacrime d'assenzio...
E due zingari slavi
Costretti dalle chiavi
A chiudere il violino
Con i suoni che tu amavi
Non è disperazione
E neanche dolore
E' il vento di Bologna,
Questo è il fascismo
Al tempo dell'amore

E non è disperazione
E neanche dolore
E' un viaggio in Italia
Questo è il fascismo
Al tempo dell'amore


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