Firenze racconto triste

L'ironia contro l'alluvione

Sono passati poco più di 46 anni dall'alluvione che mise in ginocchio Firenze. Era il 4 Novembre del 1966 quando l'Arno uscì dagli argini, trasformando le strade del centro storico in veri e proprio torrenti d'acqua che si spostavano alla velocità di circa 40,50 Km/h. In realtà l'alluvione causò gravi danni non solo al centro storico di Firenze ma anche ai quartieri periferici di Rovezzano, Peretola, Quaracchi, etc... e ai paesi della provincia di Arezzo e di Pisa (come racconteranno en passant anche i Gatti Mézzi nella canzone Dal Salvini). Sono stati scritti molti racconti, canzoni, storie e girati molti film dove fa la sua comparsa questo triste evento della storia italiana (uno su tutti La meglio gioventù), ma quello che vi invito ad ascoltare oggi è una ballata ironica e triste allo stesso tempo di Riccardo Marasco, dove l'autore si fa testimone della vicenda con un piglio beffardo e un sorriso amaro. Ancora una volta il popolo fiorentino trova nella poesia (i versi sono endecasillabi regolari) e nell'arte la forza di ripartire e di ricominciare. Le citazioni geografiche sono fatte con puntigliosa precisione e i richiami storico-musicali sono un interessante sottofondo per tutto il brano, dove alla fine, a distanza di tanti secoli, il poeta simbolo di Firenze, il ghibellin fuggiasco, sembra prendersi una volta su tutte la sua rivincita. 



Nuoti sommerso in un mare di cacca
non sai se d'uomo oppure di vacca
non sai capire icche te successo
ti pare troppa per esser d'un cesso

E mentre cerchi di restare a galla
l'Arno trabocca laggiù dalla falla
scorre veloce per via Tornabuoni
al Davide lava fremente i coglioni

Sei trascinato per via Calzaioli
e pensi che ieri dicevi ai figlioli
"Sarà, ma domani, Maremma Puttana,
ll'è pioggia, c'ho un callo che segna buriana!"

E tutt ad un tratto sei nel battistero
ti par di sognare ma invece ll'è vvero
quel mondo dorato di santi e Gesù
lo tocchi con mano, gliè sceso quaggiù


Ma se vomitato e gettato in via Roma
e ridi e tu ridi pensando alla chioma
che porgerle schiava dovea la vittoria
e poi, come Pisa, l'ha presa in meloria!
E via bordeggiando per mille stradine
in quattro e quattr'otto sei già'lle Cascine
là dove c'erano tanti finocchi
adesso ci cantano quattro ranocchi

Fermati palle, via fermati adesso
lascia che l'acqua ti scorra un po' addosso
"Attaccati a un palo, su, non fare il pazzo!"
se un tu c'hai il palo attaccati a i'. lilli

Ma la corrente la ti porta via
in su la Piazza della Signoria
là dove Cosimo monta a cavallo
a icchè tutt'attacchi? A i'lilli d'i'lallo.

Tutte le statue che son sui'ppiazzale
berciano in coro "Ma questo è triviale!"
lo dice Ercole e sotto c'ha Caco
che di quell'acqua oramai ll'è briaho

Grida oloferne con la su Giuditta
e la Medusa che ll'è la più dritta
perché Perseo co na sciabolata
sul pelo dell'acqua la testa glià arzata

Morificato per questa gran lagna
cerchi rifugio alla Loggia di Orcagna
Dove il romano fa becco il sabino
gli soffia la moglie e lo lascia lì cchino

Anche il Marzotto un sa più cosa fare
perché i leoni e un sanno nuotare
senza costume sta llì tutto nudo
"Speramo che l'acqua e un mi freghi lo scudo

Non hai più salvezza, non hai più speranza
ovunque c'è cacca in frenetica danza
e trascinato dall'onda feroce
giungi stremato in Santa Croce

Dante di marmo, poeta divino
mira sdegnato l'immane casino
".OH, Fiorentini, m'avete esiliato?
Prendete la merda che Dio v'ha mandato!"

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