...e Pavana un ricordo di una giornata meravigliosa

Passeggiando nella Pavana di Guccini

Erano mesi che volevo andare. Erano mesi che ci pensavo. In fondo Siena-Pavana quanto lontano vuoi che sia? Per ragioni che fatico anche a ricordare però avevo sempre rimandato. Il pensiero che probabilmente mi infastidiva di più era quello di arrivare a Pavana per sentirmi dire che Lui non era in casa. La certezza di trovarLo- ovvio- non l'avrei mai avuta. Ma oggi poteva essere il giorno buono. Ieri (il 27 Maggio) infatti Gli era stata conferita la cittadinanza onoraria Pavanese. Allora approfittando di una giornata quasi estiva, si decide di partire! Ore 10:15 si lascia Siena. Il viaggio, a parte la solita coda all'entrata di Firenze, procede spedito. La strada è molto semplice. Usciti dalla Firenze Mare a Pistoia, si procede in direzione Porretta Terme per una trentina di chilometri. Il viaggio è piacevole. Si comincia a scalare l'Appennino. Nemmeno il tempo di abituarsi a questo nuovo paesaggio che spunta il cartello con la scritta Pavana. Siamo arrivati! 

Benvenuti a Pavana

Sono finalmente nella Sua Pavana. Non mi sembra vero. Sono le 12:10. L'ora perfetta per presentarsi a casa di Lui. Né troppo presto perché qualcuno dorma... né troppo tardi perché qualcuno mangi. Trovare un parcheggio a Pavana non è semplice... praticamente una via di 500 metri senza piazzole di sosta o cose simili. Ma non c'è tempo per essere troppo ligi alle ferree leggi del codice della strada. Si lascia la macchina alla meno peggio davanti a un negozio che vende attrezzatura da pesca (in montagna? Vabbeh...). D'altronde se il comune di Sambuca Pistoiese ha un vigile da mandare nella minuta e sperduta frazione di Pavana a controllare le macchine in divieto di sosta la Domenica all'ora di pranzo, beh... si merita i miei soldi della multa. Chiedo alla signora del negozio dove sia la Sua casa. Ovviamente tutti a Pavana (è poco più di una via...) sanno dove abita. Siamo vicini. Si arriva al suo cancello verde sempre aperto.

Entrata di casa Guccini
Si scende verso il cortile. Adesso inizia la parte emotivamente più complicata. Lui potrebbe non essere in casa. Mille pensieri mi si affacciano in quei 20 metri nella testa. Vengo distratto soltanto per un attimo da alcuni Suoi vicini intenti a pranzare con un po' di carne alla brace... poi continuo fino alla casa. O almeno a quella che penso sia la Sua casa. La porta è aperta. Promette bene. Mi affaccio e chiedo se c'è qualcuno all'interno. Spunta fuori una signora. Domando se Lui è in casa. Mi guarda un attimo con la faccia da "ecco un altro rompicoglioni della domenica". Un altro sguardo ancora e poi mi dice di attendere che sarebbe entrata a controllare. Controllare se Lui fosse libero in quel momento. La notizia buona- penso tra me e me- è che Lui c'è! Alle peggio si sarebbe trattato di tornare tra qualche ora. Mi siedo nella panchina (anch'essa verde) e aspetto. 

L'attesa nel cortile di casa Guccini


Dopo pochi secondi sento dei passi. Non sono più quelli della signora. E spunta Lui. Lui in persona. Da quanto tempo sognavo questo momento! Era lì. Enorme. Bellissimo. E sopratutto era davanti a me. Gli stringo la mano e mi scuso immediatamente per il disturbo. Avrei voluto dirGli tante cose. Qualcosa probabilmente Gli ho detto. Sicuramente banalità. Frasi di circostanza. Vedo dal sorriso che è abituato a ricevere lobotomizzati che non riescono a mettere due parole in fila. Credo non ci faccia più nemmeno tanto caso. Passano pochi minuti ma mi sembra di aver già disturbato a sufficienza. Chiedo la foto di rito e, ringraziandoLo per la millesima volta, me ne vado. 

Semplicemente Lui!

Me ne vado con un misto di gioia e tristezza. Da una parte la gioia di averLo finalmente incontrato. Dall'altra la tristezza di averGli detto poche cose e tutte stupide. Vabbeh. E' ora di pensare al pranzo. Si mangia un primo e un contorno alla Caciosteria di una frazione limitrofa e poi di nuovo pronti per dare uno sguardo veloce ai posti dove Lui è cresciuto prima di tornare a Siena. Di nuovo in macchina direzione Nord, si sale verso il Lago di Suviana. Un posto incantevole tra i monti dell'Appennino Tosco-Emiliano. Il verde dei monti che si affacciano sul lago formano con lo specchio d'acqua dei graziosi giochi di luce. L'ombra della passeggiata nel sentiero bene si concilia con l'ora calda del dopo pranzo.

Lago di Suviana

Non si può venire a Pavana e non vedere il famoso "Mulino Chicon". La casa dove Lui ha trascorso la fanciullezza. Se finora trovare le destinazioni era stato abbastanza agevole, per il mulino la faccenda si complica. Serve l'aiuto del navigatore. La strada da prendere è molto vicino alla casa di Lui. Però è una stradina dove passa una sola auto alla volta. Non è lunghissima. Ma l'idea che avrei potuto incontrare un altro sciagurato con la mia stessa idea nel primissimo pomeriggio di una Domenica qualunque di fine Maggio mi ha fatto passare tre bruttissimi minuti. Per fortuna la strada è tutta per me. E arrivo a destinazione.

Mulino Chicon

Il Mulino è suggestivo. Ancora molto isolato da tutte le altre case. In un silenzio quasi irreale. Mi addentro in quella che è, a tutti gli effetti, una proprietà privata e la osservo con attenzione. Mi accorgo infatti di un rumore di fondo. Qualcuno direbbe di un rumore continuo ed ossessivo di un fiume che passa a non più tre o quattro metri dalla casa (d'altronde se era un mulino un tempo, un motivo ci dovrà pur essere stato).  Ho appena trovato un altro topos dei Suoi racconti e delle Sue canzoni. Il Limentra. Non riesco a raggiungerlo dal Mulino. Posso soltanto intravederlo dietro qualche fronda. Più avanti la strada bianca finisce. Diventa di proprietà dell'Enel. Dallo spiazzo dove abbiamo parcheggiato la macchina però si apre un passo verso il fiume. 

Piccolo scorcio del Limentra

Salto sui ciottoli che  posano sul greto per fare qualche foto più "artistica". A questo punto non manca che vedere il piccolo lago di Pavana. Quello di cui parla nella Croniche. La famosa pozza d'acqua dove nell'adolescenza i giovani pavanesi testavano la loro virilità con la prova dell'attraversata (prima per largo poi per lungo...). Raggiungerlo non è difficile. Però anche questa volta, in stile Pavanese, la strada per arrivarci è per una sola vettura (a dire il vero andando, per un attimo, ho anche pensato che non fosse affatto per le vetture...). La difficoltà però aumenta. Perché se da un lato, rispetto a quella del mulino, è più corta (saranno circa 300 metri, poco più poco meno) dall'altro ai margini non abbiamo più quella che dalla mie parti si chiama proda, ma un muro di cemento rialzato di 40 cm. Due macchine insieme, in direzione (ostinata) e contraria non ci passeranno mai! Per fortuna oggi è il mio giorno fortunato e anche questo passaggio procede senza intoppi. Il lago è poco più che una pozza d'acqua ma il passaggio e la veduta continuano a essere da cartolina. 


Il bacino di Pavana

E' ora di tornare a casa. Sono le 16. Fa caldissimo. Ci rimettiamo in macchina e, provando a fare mente locale a tutta quanta la gita fuori porta di oggi, col cuore in pace, ci dirigiamo nuovamente verso Siena. E se per lui Pavana è "un ricordo lasciato sui castagni dell'Appennino" per me rimarrà una memoria indelebile di una giornata meravigliosa.

Commenti

Post popolari in questo blog

La canzone della triste rinuncia

In viaggio con Solfrizzi, da Bergen Belsen ad Alberobello

Nudi e Crudi a Santo Spirito