Domenica, Lunedì... e qualche anno ancora

Canzone delle grasse cosce di pane

Mi sembra che fosse il Luglio del 2001, quando un amico mi regalò un pass per la festa medioevale di Monteriggioni. Lo special guest della serata era Angelo Branduardi. In quella cornice suggestiva si è esibito davanti a una manciata di persone in un concerto completamente acustico: chitarra, percussioni e voce. 
Ha eseguito moltissime delle sue canzoni più famose: dalla Fiera dell'est a Confessioni di un malandrino, passando per La pulce d'acqua e Vanità di vanità. In quell'occasione presentò anche il brano d'amore Laila, laila che sarebbe poi apparso nell'album Altro e altrove del 2003. Ma di brani d'amore, come riconosce lo stesso Branduardi, non ne ha mai scritti molti, commentando con la solita brillante ironia che "geneticamente a molto capello corrisponde poco testosterone"! 


Questo che vi invito ad ascoltare oggi è quindi un'eccezione. Una bellissima eccezione, in più di un senso. E' un brano d'amore rivolto alla sua compagna di sempre, che non è più nel fiore dell'età. Vengono proposte nel testo una serie di immagini che vanno in direzione contraria (e ostinata!) rispetto ai canoni della canzone d'amore (italiana e non) di sempre: il seno che pende, la pelle arata a terra, le grasse cosce di pane che si contrappongono ai giunchi acerbi delle ragazzine.
Un po' di smarrimento iniziale può essere giustificato. In fondo anche la compagna di Saba, quando il marito nel 1911 le dedicò "A mia moglie", si sentì offesa. Veniva accostata a una "gravida giovenca", a una "bianca pollastra" o a una "lunga cagna", etc... ma la grande dolcezza e tenerezza che pervade quei versi misti a un'apparente ingenuità sono un capolavoro della nostra letteratura.
Queste immagini- dirà lo stesso Branduardi- scatenarono l'indignazione di due giornaliste di importanti testate nazionali che definirono il testo come "un brutto sguardo maschile nei confronti della carne femminile che sfiorisce e che erano le parole di un macho (!)" Le cose sono due: o non sanno il significato della parola "macho" o hanno confuso Branduardi con uno dei tanti fidanzati di Belen.
In ogni caso, un ascoltatore attento non può non cogliere l'amorevole premura dell'autore verso la sua compagna, quando ormai la fase della passione viscerale è ormai finita e si è evoluta in qualcos'altro. L'amore- scriveva Frédéric Beigbeder- dura tre anni, poi subentra la complicità, il reciproco sostenersi e il comprendersi anche senza parole.
Il testo di questa canzone è di Roberto Vecchioni, ispirato all'epigramma 258 di Paolo Silenziaro, dedicato all'anziana compagna Filinna.
Mi piace pensare Branduardi, spalmato una sera sul divano insieme alla moglie, telecomando in mano che fa zapping nel niente televisivo degli ultimi anni e passando sul programma "Veline", con sguardo tenero sospira rivolto alla sua metà "tutto quel gran mare di gioventù non vale il letto che riscaldi tu"!
Vi auguro un buon ascolto.



                                                    La donna della sera (Ascolta la canzone su Youtube)
Una tua ruga 
bella di stanchezza 
di più m'intriga 
della giovinezza. 
Il seno che pende di più mi da 
dei seni ritti di ben altra età. 
Io mi addormento 
sopra il tuo sedere 
memoria e vanto 
di battaglie vere. 
Meglio la tua pelle, arata a terra 
di quella liscia di una giovincella. 
C'è nell'inverno tuo 
quel che l'estate non ha; 
caldo l'autunno tuo 
più dell'altrui primavera. 
Tutto quel gran mare di gioventù 
non vale ll letto che prepari tu. 
Silenzio ed ombra 
mettimi nel cuore 
con le tue labbra 
che ci sanno fare. 
Meglio le tue grasse cosce di pane 
dei giunchi acerbi delle ragazzine. 
C'è nell'inverno tuo 
quel che l'estate non ha; 
caldo l'autunno tuo 
più dell'altrui primavera. 
Tutto quel gran mare di gioventù 
non vale il letto che riscaldi tu. 
Vince il tuo inverno 
sulla primavera. 
Ogni tuo segno 
è una mia bandiera. 
Vince la rosa 
che mi mostri intera 
su quella chiusa 
prima della sera.

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