Canzone per un padre

Il bagaglio di un semplice
 
Chi come me è troppo giovane per aver seguito Guccini negli anni '80 ma già abbastanza vecchio per avere potuto prendere parte a un quindici anni di concerti, non ha avuto modo di ascoltare una canzone bellissima e delicata del cantautore modenese. Van Loon viene scritta nel 1987 e inserita nell'album Signora Bovary, un album di affetti e nostalgie (contiene tra l'altro Scirocco che descrive la complessa storia d'amore del suo amico e poeta Spatola e Culodritto, dedicato alla testardagine della figlia Teresa).
Hendrik Willem Van Loon era un tuttologo olandese naturalizzato statunitense, divenuto famoso negli anni '50 per i suoi libri di divulgazione scientifica e umanistica (in italiano è stato tradotto La storia dell'umanità). I suoi testi erano rivolti soprattutto a un pubblico di giovanissimi.
Le origini e il sottotesto di questa canzone vengono spiegati in queste parole dello stesso Guccini:
 
 
 
" 'Van Loon' è dedicata a mio padre, che leggeva le opere di questo Piero Angela dei suoi tempi, cioè gli anni '30. Van Loon era un olandese (o un fiammingo, non ricordo bene) divulgatore di storia, geografia e umanità varia, i cui scritti si trovavano di frequente nelle case di chi, come mio padre, aveva molti interessi ma non aveva avuto l'occasione e i soldi per studiare. Una canzone molto intensa che ho provato più volte a inserire nella scaletta dei miei concerti. La provo e poi sono costretto a rimetterla via. Non riesco a farla senza star male e piangere, perché, nel frattempo, mio padre è morto. Un autore dunque degli anni Trenta, Quaranta, uno scrittore della generazione dei nostri padri: io l'ho identificato con quella generazione che da giovane pensi fatta di perdenti. Ma crescendo ti accorgi che tuo padre non era un perdente, era semplicemente uno costretto a vivere così. Da giovani si pensa che mai si scenderà a compromessi, che nessuno potrà costringerci. Col tempo si cambia idea. [...] Più l'età si allunga e più capisci quei padri che anni prima avevi rifiutato o combattuto, soprattutto perché le loro sconfitte sono diventate poi anche le tue e così le piccole, tempo prima non riconoscibili, vittorie"
 
Non vi resta che ascoltarla e commuovervi insieme all'autore.
 
 
Van Loon, uomo destinato direi da sempre
Ad un lavoro più forte
 Che le sue spalle o la sua intelligenza
Non volevano sopportare
 Sembrò quasi baciato da una buona sorte,
Quando dovette andare.
 Sembra però che non sia mai entrato nella storia,
Ma sono cose che si sanno sempre dopo;
 D'altra parte nessuno ha mai chiesto di scegliere,
Neanche all'aquila o al topo;
 Poi un certo giorno timbra tutto un avvenire
Od una guerra spacca come una sassata,
 Ma ho visto a volte che anche un topo sa ruggire
Ed anche un'aquila precipitata.

Quanti anni, giorno per giorno,
Dobbiamo vivere con uno
 Per capire cosa gli nasca in testa
O cosa voglia o chi è;
 Turisti del vuoto, esploratori di nessuno
Che non sia io o me.
 Van Loon viveva e io lo credevo morto,
O -peggio- inutile, solo per la distanza
 Fra i suoi miti diversi e la mia giovinezza e superbia d'allora,
La mia ignoranza;
 Che ne sapevo quanto avesse navigato
Con il coraggio di un Caboto fra le schiume,
 Di ogni suo giorno, e che uno squalo è diventato,
Giorno per giorno, pesce di fiume.
Van Loon, Van Loon,
Che cosa porti dentro, quando tace
La mente e la stagione si dà pace?
 Insegui un'ombra o quella stessa pace
L'hai in te?

Vorrei sapere
Che cosa vedi quando guardi attorno,
Lontani panorami o questo giorno
 È già abbastanza, è come un nuovo dono
Per te?

Van Loon, Van Loon,
A cosa pensi in questo settembrino
 Nebbieggiare alto che macchia l'Appennino,
Ora che hai tanto tempo per pensare,
Ma a chi?

Vai, vecchio, vai,
Non temere, ché avrà una sua ragione
 Ognuno, ed una giustificazione,
Anche se quale non sapremo mai,
Mai!
Ora Van Loon si sta preparando piano
Al suo ultimo viaggio:
 I bagagli già pronti da tempo,
Come ogni uomo prudente,
 O meglio, il bagaglio,
Quello consueto di un semplice o un saggio,
Cioè poco o niente;
E andrà davvero in un suo luogo o una sua storia,
 Con tutti i libri che la vita gli ha proibito,
Con vecchi amici di cui ha perso la memoria,
Con l'infinito,
Dove anche su quei monti nostri è sempre estate,
 Ma se uno vuole quell'inverno senza affanni
Che scricchiolava in gelo sotto le chiodate
 Scarpe di un tempo, dei suoi diciott'anni,
 Dei suoi diciott'anni.
  
 

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