Vittorio ed Eddie al carcere di Siena. Una bella lezione per quelli di Lercio

Lercio dietro le sbarre

Una lezione da ricordare


Lo sapevano già che prima o poi sarebbe successo. Se lo aspettavano. E per le cose che da anni scrivono sul web non poteva essere diversamente. Erano stati contattati con qualche settimana di anticipo. Alla fine, questa mattina, Martedì 6 Giugno, si sono presentati spontaneamente al carcere di Siena. Alla casa circondariale con sede in via Pispini. Potevano scegliere tra Rebibbia e Santo Spirito. L'ambiente sicuramente più familiare e accogliente ha fatto pendere la decisione verso il piccolo carcere senese. Vittorio ed Eddie alle 10:10 hanno varcato il pesante cancello automatico che delimita ciò che sta dentro da ciò che sta fuori. Hanno lasciato cellulare, portafogli e tutti gli effetti personali alla guardia all'entrata. Era la loro prima volta in un carcere. 
Si potrebbe lasciare così in sospeso la descrizione della mattinata. E' tutto vero stavolta. E nessuno potrebbe contestare alcunché. Lasciando spiazzati le centinaia di migliaia di lettori che dal 2012 seguono on line Lercio.it e lo diffondono tra i social in maniera virale. E pensando a tutte le volte (soprattutto le prime volte!) che leggendo qualche loro notizia un po' anomala ci hanno fatto rimanere tra il basito e il divertito forse se lo meriterebbero pure! Una sorta di rivincita del lettore credulone... del lettore distratto che - non curandosi delle fonti- legge, si indigna, sorride e inoltra centinaia di notizie bufala alla settimana. Magari pensandole vere. 
Allora la questione su come nascano questi fenomeni virali delle bufale on line diventa un argomento di stretta attualità. Questo è stato lo spunto della lezione sull'umorismo, la satira e le fictional news di Eddie e Vittorio tenuta nell'aula della scuola media del carcere di Santo Spirito. Vero motivo della presenza dei due "artisti" nel carcere di Siena. Davanti a una platea di circa 20 detenuti, i due si trasformano in veri e propri storici della risata. Partono dal primo troll storicamente riconosciuto, tale Benjamin Franklin, che, al tempo sedicenne, scriveva spacciandosi per una vedova cinquantenne (la signora Dogood), per poi passare al celebre scherzo del 1938 di Orson Welles e infine raccontare le vicende di giornali di satira più o meno recenti (Il male, cuore, etc...). La platea, fino a quel momento, attenta e incuriosita da quanto raccontato dai due, diventa divertita e partecipe, quando Eddie e Vittorio cominciano a mostrare, attraverso delle diapositive, degli spunti tratti da quello che è attualmente il collettivo di satira più seguito in Italia. Per molti detenuti, in carcere da tanti anni e senza internet,  l'impatto è devastante. La bufala che diventa arte. La bufala che non è creata per attirare clic remunerativi o per ingannare il lettore (per quello ci sono già gli organi di stampa ufficiali). La bufala per strappare un sorriso. A volte- chapeau- una vera e propria risata contagiosa. 
Lercio è tutto questo e anche qualcosa di più. Quello che molti non sanno è cosa c'è dietro Lercio. O meglio, chi c'è dietro Lercio. Lercio è un gruppo di una trentina di adepti sparsi per tutto il mondo (si arriva fino alla Thailandia) che quotidianamente pubblicano notizie inventate con il solo scopo di migliorare l'umore della collettività. Una sorta di Bourbaki della satira e della risata. E se gli argomenti a volte sembrano superare (per i più composti e tradizionalisti- per usare un eufemismo) i limiti del lecito è solo perché da diversi anni quella che ci filtrano i media tradizionali è soltanto un minima parte della satira vera e propria. 




Qualcuno si potrebbe però ancora chiedere cosa sia venuto a fare Lercio in un posto così poco pubblicizzato e pubblicizzante come quello di una piccola casa circondariale. Non l'hanno fatto di certo per soldi, visto che sono venuti il giorno prima a loro spese. Non l'hanno fatto per visibilità, visto le centinaia di migliaia di clic che già raccolgono quotidianamente le loro battute e, soprattutto, la scarsa eco che dà una visita nella nostra piccola struttura. E allora cosa sono venuti a fare? Ve lo spiego in due righe.
Per quanto l'ambiente sia piccolo (poco meno di 60 detenuti) e il monastero che ospita il carcere di Santo Spirito si mostri accogliente, la quotidianità di un detenuto è puntellata da ansie, delusioni, aspettative, preoccupazioni per un processo imminente, attese disattese per una scarcerazione che sembra non arrivare mai e tante altre questioni che da fuori non si possono percepire in un tutta la loro devastante grandezza. Il momento di evasione procurato dalla visita di questi due giornalisti atipici, di questa lezione diversa per gli utenti (come ora sono chiamati i detenuti) è stato un toccasana sicuramente più efficace rispetto alle visite di diversi politici e delle loro promesse lusinghiere (e puntualmente disilluse) di indulti, amnistie, etc... Vittorio ed Eddie ci hanno mostrato oggi il lato più umano e sensibile della satira, che per sua natura, colpendo dal basso verso l'alto, non può che fare comunella con le tante piccole realtà che affollano le carceri italiane, che si trova agli antipodi di quel potere che è bersaglio da sempre della satira più feroce e che in carcere- credetemi- non vedremo mai.  
A nome di tutto Santo Spirito, dei detenuti e di chi ci lavora un grazie di cuore allo staff di Lercio (in particolare alle persone di Vittorio ed Eddie che ho avuto il piacere di conoscere personalmente) che si è mobilitato da Roma a sue spese per portare un sorriso di un'ora a 300 chilometri di distanza.  
Anche questo è Lercio. 


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