A lezione di teatro con Tullio Solenghi

A lezione di teatro con Tullio Solenghi

Questa mattina, ore 11 in punto, davanti alla maestosa entrata dell'ex ospedale psichiatrico si ferma una macchina. Vicino a me qualcuno esclama "Ma quello è Solenghi!". E' arrivato. Senza il preavviso telefonico che mi aspettavo. E ora? Cosa gli dico? Non ho avuto nemmeno il tempo di ripetere due o tre volte quanto dalla sera prima avevo pensato di dirgli. Ora è troppo tardi. Si improvvisa. Nella strada che separa l'ospedale psichiatrico dal carcere poche frasi sconnesse. Di circostanza. Il mio vocabolario conta al massimo 20 parole. Peccato che oltre ad essere poche sono anche collegate male l'una all'altra. Si parte male! Per fortuna che Tullio sembra essere abituato a fan sconclusionati che lo riconoscono per la strada e lo avvicinano chiedendo una foto (l'autografo ormai non si usa più). E non manda via nessuno. Non allontana nessuno. L'artista (con la A maiuscola) ritaglia un secondo per tutti. Sorride. Sembra davvero una persona come le altre. Solo io non ho ancora superato l'impatto emotivo enorme di trovarmelo (ripeto- senza preavviso) davanti. E ancora non riesco a mettere più di una o due frasi di senso compiuto a fila. Per fortuna la strada per arrivare al carcere è breve. Una volta varcata la soglia della casa circondariale di Santo Spirito, di lui, se ne occuperanno le autorità competenti. E immagino la soddisfazione (seppure tardiva) di migliaia di professori di lettere degli anni '90 nel vedere finalmente consegnato alle forze dell'ordine uno dei principali (se non il principale) autori del vituperio del romanzo italiano per eccellenza, dei Promessi Sposi. E' colpa sua (e dei suoi complici) se pensando a Don Abbondio la prima (e forse unica) immagine che si forma in testa è quella di un cagnolino timoroso  con la lingua di fuori che scodinzola, abbaia, fa il bagnetto... se pensando a Lucia vediamo una donna bellissima dai capelli neri con uno strano diadema con le luci a intermittenza in testa... se pensando alla monaca di Mmmmmmonza.... ecco pensiamo appunto a questo. E se pensando a Bella Figheira... no no fermi tutti, lei non c'era. Se pensiamo a lei siamo proprio in mala fede!
In realtà Tullio non è stato arrestato. Si è consegnato spontaneamente e senza opporre la minima resistenza per incontrare i detenuti del nostro carcere nel piccolo teatro della struttura. Tullio si siede su una sedia nel palco. Ha un pubblico nuovo. Non è qui per esibirsi. Vuole raccontare e raccontarsi. I detenuti, inizialmente un po' timorosi, cominciano con le domande di routine: se è la prima volta in un carcere, che opinione ha  dei detenuti, come ha iniziato a fare teatro, come si fa a capire se uno ha la stoffa per farlo, quanto conta l'empatia con il pubblico... 
L'artista parla, risponde, racconta aneddoti tratti dalla sua lunghissima esperienza nel mondo del teatro e della televisione. Dai pubblici freddi (i cosiddetti pubblici "Findus") alle platee più accoglienti, dall'amicizia con Troisi (l'altro geometra, come lui, del palcoscenico) fino- ma era inevitabile-  alla storia del Trio. Proprio il Trio, quell'incredibile sodalizio artistico che fece registrare 14 milioni di spettatori alla prima puntata dei famigerati e già citati "Promessi sposi". Parla delle censure subite in Rai con la gag di Komeini. E poi di lei. Di Anna Marchesini. Di quanto sia stato duro da mandare giù quell'addio della scorsa Estate. Erano diventati Grandi insieme. Il trio. Lopez Marchesini Solenghi. E allora quest'attimo di nostalgica tristezza viene colto anche da quella parte del pubblico che il nome di Anna lo sente solo oggi per la prima volta. E il teatro, con un silenzio composto, sembra quasi stringersi in un abbraccio attorno l'artista, visibilmente provato. 



Adesso la sintonia con la platea è completa. I detenuti chiedono consigli su come si può entrare in un personaggio senza esserne "posseduti", come affrontare la paura di un debutto e se c'è un modo per allontanarla una volta per tutte. Tullio risponde colpo su colpo senza mai perdere il controllo della situazione e la discussione (non priva di colpi di scena!) prosegue senza sosta e senza soluzione di continuità. I detenuti vorrebbero fare ancora decine di domande. Dalle risposte, anche gli stranieri hanno intuito la grandezza dell'artista che hanno davanti. Ma è ora di pranzo. Si deve andare. Il carcere, come il teatro, ha i suoi tempi ben precisi da rispettare. Si deve, ancora una volta, chiudere il sipario su un bel momento di condivisione di esperienze di vita, di scambio di emozioni, di umanità varia.
Ci sarebbero ancora molte cose da raccontare di questa giornata: dal pranzo insieme, al viaggio in macchina fino a Colle (mai come oggi ho pregato di non fare un incidente visto che guidavo una macchina non mia con Solenghi dentro!!!) per concludere con il delizioso spettacolo al teatro del popolo di Colle dell'artista in coppia con Massimo Dapporto. Ma alcune cose le voglio conservare solo per me, a ricordo di questa giornata particolare in compagnia di Tullio, si proprio lui... il Tullio Solenghi di Lopez-Marchesini-Solenghi, ma soprattutto un uomo che con una semplicità disarmante si è messo in condivisione e a disposizione di una platea di curiosi, sconclusionati ed emozionatissimi detenuti.
Grazie di cuore!

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