Ti regalerò un sorriso

Ti regalerò un sorriso

Immaginatevi un Mercoledì come tanti, in un piccolo carcere nel cuore di Siena, a due passi dal monumentale ex-manicomio, immaginatevi un cantante famoso che ha vinto San Remo, un attore che da anni porta in giro spettacoli di teatro-canzone sulla malattia mentale, sulla memoria della seconda guerra mondiale, sull'esodo giuliano, istriano e dalmata del dopoguerra. Ora pensate a un piccolo teatro, ma piccolo davvero, con 50 detenuti, 4 insegnanti, una preside e un direttore; l'artista su un palco quasi improvvisato, senza copione, senza scaletta, con vicino soltanto la sua chitarra. Se vogliamo dirla tutta, questo artista non è nemmeno in vacanza: la sera prima si è esibito a Rapolano Terme con uno spettacolo, questa sera si esibirà (si sta esibendo vista l'ora) a Santa Croce sull'Arno con un altro spettacolo. Per questo evento non ci sono i riflettori dei grandi media né i compensi delle grandi performance. "Chi glielo fa fare?" verrebbe quasi da dire.  Allora potreste pensare che in questo piccolo carcere il grande artista passi solo per fare una comparsata veloce, per firmare un po' di autografi e rispondere a qualche domanda dei detenuti...  
L'artista sul palco invece, dopo una rapida occhiata al pubblico atipico del momento, comincia a raccontare e a raccontarsi. Canta le canzoni che lo hanno reso celebre, alterna racconti sulla prima guerra mondiale a barzellette. Il pubblico (multi-etnico) lo segue, si commuove ai suoi racconti, sorride alle sue battute.  L'artista non si risparmia e stabilisce un contatto particolare con gli spettatori. Difficile dire quanto tempo sia durata la "performance", viene da dire "troppo poco", il tempo è volato via veloce. Di certo questa mattinata se la ricorderanno in tanti. 


Immaginatevi un artista come Cristicchi intonare, accompagnato dalla sola chitarra, "Ti regalerò una rosa" o "I matti de Roma",  riportare i momenti più toccanti di "Mio nonno è morto in guerra" o leggere la Relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912, parlare e interloquire con un pubblico di 50 detenuti (poco più o poco meno) visibilmente emozionati...
Immaginatevelo soltanto, perché non vedrete mai quanto è accaduto oggi,  perché non c'erano né televisioni né giornalisti, non c'erano le grandi autorità della città, del comune o della provincia. E' venuto per i detenuti, per parlare e comunicare con loro, per la sua attenzione alla gente che sta dall'altra parte del cancello, per regalare un sorriso, un'emozione, a queste persone che- come i pochi presenti- vi assicuro, non dimenticheranno mai.  
E se poi verso la fine,  la metà dei detenuti ha cantato insieme a Cristicchi un brano di Gigi d'Alessio beh... allora, noi educatori, dobbiamo farci la domanda sul dove abbiamo sbagliato.  Ma questa è un'altra storia.
Grazie Simone,
grazie di cuore.

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