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L'Italia dei mercanti e dei briganti

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Tra teatro e realtà Era da un po' che non scrivevo più un post. Ma si avvicinano le elezioni che ci porteranno verso un nuovo niente e non ho saputo resistere alla tentazione di proporvi un brano a metà tra teatro e musica leggera. Il teatro è quello di Paolini (...che, a sua volta, è quello di Vajont per capirci!) e la musica è quella dei Mercanti di liquore. Il brano, tratto da "Che te ne fai di un titolo" (ispirato a una poesia di Charles Bukowski) del 2005, racconta in pochi minuti gli ultimi 65 anni della storia del nostro paese, in una piacevole allegoria contrappuntata dalla voce di Marco Paolini. In questo album il gruppo lombardo esce dalla scia acustica simil-De André per seguire un sound più complesso e testi più profondi. Lo stesso album conterrà un omaggio al cantante livornese Ciampi ("La moglie brontolona") e uno a Jannacci ("La semi-automatica"). Insomma vi consiglio vivamente di ascoltarlo! Nell'attesa di queste nuov...

Cose da pazzi!

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Li romani a Poggibonsi Cose da pazzi! Ieri sera, un grande artista del panorama italiano ha deciso di ritagliare un po' del suo tempo per esibirsi davanti uno sparuto pubblico di un centinaio di persone in un piccolo teatro di Poggibonsi. Cose da pazzi! E' venuto nella terra di Boccaccio, Dante e Petrarca per portare in scena un poema in ottava rima. Nel 2013! E' venuto a riproporre questo metro nelle campagne dove dal '300 a qualche decennio fa, durante le befanate o i maggi era ancora possibile ascoltare le contese in rima tra i Bernescanti. Cose da pazzi! Ha avuto la sfrontatezza di portare sul palco uno spettacolo in dialetto romanesco tratto dal poema di Elia Marcelli. Proprio in quella terra che ancora oggi viene considerata la "ulla del rinascimento" e la fucina della nostra lingua italiana per come la conosciamo oggi. Cose da pazzi! E' riuscito ad emozionare tutta la platea (a tratti non riuscendo a rimanere narratore distaccato nemmeno ...

Il giovanotto di Via Margutta

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Mamma: e la canzone vola Era il 1992 quando Luca Barbarossa si presentò a San Remo con un pezzo d'amore. Sì, sempre l'amore. Ma un amore diverso. L'amore verso la madre. Una canzone che trovò pubblico e critica unanimi. E non poteva essere altrimenti. La canzone sanremese è stata da sempre pervasa da canzoni d'amore, più o meno belle, più o meno scontate. Barbarossa si inserisce in questo filone e lo stravolge scrivendo quasi una lettera di scusa alla madre. Per gli anni passati lontano a causa del lavoro, del successo, della vita che spesso ci costringe a scelte e compromessi che non possiamo rifiutare. Ma la vita spesso concede seconde occasioni, attimi di riscatto, momenti per spiegare e per spiegarsi. E allora quale palcoscenico migliore di quello dell'Ariston, davanti a milioni di italiani, che criticano criticano ma che in fondo vedono e amano San Remo?  Qualcuno potrebbe obiettare che anche le canzoni sulle "mamme" ricalcano un filone vec...

Quando la musica si spoglia

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Mon doux, mon tendre, mon merveilleux amour Voglio tornare di nuovo ai testi della canzone francese (questa volta solo di lingua) e proporre un brano di un'intensità e di una poetica straordinari. L'autore è Jacques Brel, cantautore belga del secolo scorso (1929-1978). E' considerato da molti come il più grande cantautore di lingua francofona di tutti i tempi. Poliedrico ed eccentrico ha alternato nelle sue canzoni temi sociali a liriche d'amore, composizioni facete ad altre più drammatiche. Ha vissuto la maggior parte della sua vita nella capitale francese, scrivendo quasi esclusivamente in francese tutte le sue liriche. Ambiguo è stato definito il suo rapporto con i movimenti indipendentisti belgi: in un primo tempo si è presentato al pubblico come un cantautore fiammingo (pur non continuando a scrivere in francese ) arrivando a fine carriera a prendere una decisa posizione contro i    i "flamingants" (i sostenitori del movimento fiammingo). ...

La canzone della triste rinuncia

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Il valore del tempo Di Guccini è stato già detto tutto: il suo scrivere in versi molto vicini a quelli propri della poesia, l'impegno sociale dagli anni della Locomotiva  a quelli di Addio , il passaggio da un Guccini incazzato e incazzoso a un Guccini cinico e distaccato che sembra seguire le vicende mondane dall'alto del suo appennino e non più dalla piazza.  In queste due righe volevo riportare l'attenzione sul Guccini innamorato, il Guccini che scrive e che canta d'amore. Nelle sue canzoni l'amore (per una donna) compare con tutte le sue sfaccettature: critica e aggressiva verso il passato ( Quattro stracci ), idilliaca e dolce ( Vorrei ), voyeuristica e partecipe ( Samantha , Venezia ). Sono le vicende tristi di Andrea e Samantha, di Stefania (e perché no, di Antenor per chi se la ricorda) quelle in cui il cantautore modenese riesce a descrivere con tutte le sfumature di grigio questo paesaggio interiore caratterizzato dalla perdita dell'altro (a vol...

La poesia di Ferré e della cricca francese

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Non si può essere seri, mai! Guccini, Vecchioni, Benigni, Marasco e tanti altri hanno scritto in versi, come pseudo-poesie, le parole di molte delle loro canzoni. Endecasillabi, settenari, alessandrini etc... Il risultato ritmico melodico del testo è sicuramente di grande effetto, soprattutto se accompagnato da un significato non banale. Un'altra direzione seguita da vari gruppi o cantanti è stata, al contrario, quella di mettere in musica le parole dei grandi poeti o scrittori di ogni (come aveva fatto Vecchioni con Pessoa nelle Lettere d'amore ).  I Tête de bois, un gruppo formatosi a Roma nel 1992, hanno fin dall'inizio rielaborato e musicato i grandi classici della poesia d'oltralpe: Brassens, Baudelair, Ferré, etc... Il risultato è una lirica suadente accompagnata quasi in maniera contrappuntistica dalla tromba di Luca de Carlo o dalle tastiere (piano e  fisarmonica principalmente) di Angelo Pelini. La canzone che vi invito ad ascoltare oggi (dal...

L'inno dell'endecasillabo sciolto

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Una canzone senza fiato Più volte ho evidenziato come i grandi cantautori del panorama italiano abbiano trovato nell'endecasillabo il metro più adatto per esprimere i loro pensieri, le loro premure, i loro sentimenti: da De André a Vecchioni, da Branduardi a Guccini, etc... La Toscana ha un rapporto privilegiato con questo metro. La Toscana di Dante, di Petrarca e di Marasco da sempre predilige l'endecasillabo per il parlare in versi, sia che si tratti di descrivere un complicato viaggio nell'aldilà sia che si tratti di raccontare il dramma della tracimazione dell'Arno del '66.  Ha compiuto da qualche settimana 60 anni Roberto Benigni, simbolo in tutto il mondo della toscanità più genuina e vera. Personalmente non so se la lettura del sommo poeta e della sua Commedia lo abbia portato a una conversione sulla via di Damasco come avvenne a San Paolo, ma l'ultimo Benigni mi sembra l'eco lontana di quello combattivo, pungente e dissacrante (nel senso...