Santo Spirito malinconico ma non troppo

 Santo Spirito malinconico ma non troppo


Sabato 24 gennaio, al teatro della Casa Circondariale di Santo Spirito a Siena, sono arrivati gli attori di Malinconico – moderatamente felice: Massimiliano Gallo, Greta Esposito, Eleonora Rella, Biagio Musella, Diego d’Elia e Manuel Mazia. Gente in tournée, con sveglia presto e valigie sempre pronte, che ha scelto di regalare una mattina ai detenuti. È un gesto concreto: nessuna posa, solo presenza e tempo da dedicare ad altri.

Il progetto “Artisti dietro le sbarre” del CPIA1 di Siena va avanti da più di dieci anni. Ha portato dentro decine di nomi importanti e, ogni volta, succede qualcosa che resta. Anche stavolta. Gli attori hanno raccontato lo spettacolo che porteranno al Teatro dei Rinnovati in questo weekend—una tappa resa possibile da un’altra scelta azzeccatissima del direttore artistico dei Teatri di Siena, Vincenzo Bocciarelli, che li ha inseriti nel cartellone di quest’anno—poi, dopo un po’ di aneddoti e curiosità,  hanno fatto la cosa più normale e più utile: sono scesi dal palco e si sono seduti in platea ad ascoltare.

Hanno ascoltato la musica dei Cellamusica— agenti, volontari, detenuti—con i brani del primo CD uscito da pochi mesi (e disponibile nelle principali piattaforme di streaming), poesie, racconti, canzoni. E parole dirette di chi è arrivato in Italia sperando nel paese visto in tv e si è ritrovato a sopravvivere di espedienti, fino a finire qui. Nessun giro di frasi: storie dure, dette così come sono.




Quasi tutti gli attori avevano già messo piede in altri istituti, in particolare a Nisida per una serie tv. Si vedeva che sapevano dove fossero. Negli sguardi, zero giudizi e una consapevolezza chiara: spesso la differenza tra stare dentro o fuori è fatta dalle opportunità. Un lavoro che arriva o non arriva. L’idea di provare a fare l’attore. A volte una poesia che ti apre una finestra.

L’ora, come sempre, è passata veloce, quasi senza che ce ne accorgessimo. Le domande hanno viaggiato dal palco alle sedie e ritorno: curiosità sul lavoro dell’attore, dubbi, piccole confessioni. Qualcuno ha mostrato un errore come si mostra una cicatrice; qualcun altro ha letto una strofa scritta la notte. Le risate sono arrivate al momento giusto, a togliere rigidità. Niente frasi di circostanza: solo l’effetto netto di essere ascoltati e di ascoltare. È il tipo di incontro che ti resta addosso come una temperatura, e quando esci te ne accorgi.

Il grazie, allora, ha un peso preciso. Agli attori, per il sonno lasciato da parte e il tempo condiviso. Ai detenuti, per la fiducia. A chi, come il CPIA1, le educatrici del carcere e i Teatri di Siena, tiene aperto questo passaggio tra dentro e fuori. Ci si rivede: magari in platea ai Rinnovati, magari ancora qui. Con la stessa franchezza, qualche canzone in tasca e l’idea semplice di non perdere le opportunità quando passano.


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